Slitta la tassa sui pacchi da 2 euro per gli acquisti online: ecco da quando si paga e le regole 2026

tassa pacchi 2euro

Un prelievo fisso di 2 euro su ogni spedizione e-commerce di valore inferiore ai 150 euro. È questa la nuova tassa sui pacchi approvata con la manovra 2026. La norma mira a coprire i costi di gestione e controllo delle spedizioni massive ma la sua applicazione, prevista inizialmente a partire dal 1° gennaio, è stata rimandata.

Da quando si paga la tassa sui pacchi

L’Agenzia delle dogane, con una circolare pubblicata il 7 gennaio 2026, ha rimandato l’applicazione della tassa a marzo 2026. La decisione è stata presa per venire incontro alle difficoltà tecniche segnalate da corrieri e operatori professionali, concedendo il tempo necessario per l’adeguamento dei sistemi informatici.

Pertanto, è stato istituito un periodo transitorio che copre i mesi di gennaio e febbraio 2026. In questo intervallo, le importazioni di valore inferiore ai 150 euro vengono regolarmente registrate, ma l’obbligo di versamento immediato è sospeso e non vengono applicate sanzioni per il mancato pagamento contestuale allo sdoganamento. Inoltre, è stata fissata la data del 15 marzo 2026 come termine ultimo per la regolarizzazione delle pendenze. Entro questa scadenza, cioè, gli operatori dovranno presentare un’unica dichiarazione riepilogativa e procedere al versamento cumulativo di tutti i contributi maturati per le spedizioni registrate durante il bimestre gennaio-febbraio.

Infine, a partire dal 1° marzo 2026, la procedura entrerà definitivamente a regime ordinario. Da tale data cesseranno le agevolazioni legate al periodo transitorio e gli adempimenti relativi alla contabilizzazione e al versamento del contributo dovranno rispettare le tempistiche e le modalità standard già definite.

Come funziona la tassa sugli acquisti online

Il contributo si applica esclusivamente alle spedizioni che arrivano da paesi extra-UE (come Cina, USA, Regno Unito o Giappone) e che hanno un valore dichiarato inferiore ai 150 euro. Sopra i 150 euro non spetta, ma si applicano i dazi doganali ordinari (che variano in base al tipo di merce) e l’IVA.

Il soggetto responsabile del pagamento è chi presenta la dichiarazione in dogana (spesso il corriere o la piattaforma di e-commerce). Tuttavia, nella pratica, l’addebito può avvenire al check-out:. Igrandi marketplace (come AliExpress, Temu o Amazon) potrebbero aggiungere i 2 euro direttamente nel carrello al momento dell’acquisto. In altri casi, il corriere potrebbe anticipare la somma e richiedere il rimborso (spesso insieme a una commissione per il servizio di sdoganamento) prima di consegnare il pacco.

Chi paga: il nodo Shein, Temu e Amazon

Nelle intenzioni politiche, il bersaglio principale sono i giganti dell’e-commerce stranieri, come Shein e Temu. I colossi del fast fashion e del bazar online cinese sfruttano sistematicamente la soglia dei 150 euro, frazionando gli ordini in piccoli pacchetti per evitare oneri doganali.

Tuttavia, il diritto comunitario vieta discriminazioni basate sulla provenienza geografica senza accordi specifici. Per essere legittima, la norma non può colpire solo la Cina. Di conseguenza, il rischio concreto è che il contributo venga esteso a tutti gli operatori, inclusi i player nazionali e comunitari.

Cosa cambia per il consumatore finale

Per chi acquista, l’impatto sarà diretto ma non avverrà alla consegna. È improbabile che il corriere richieda contanti sulla porta. La tassa spedizioni acquisti online Italia verrà quasi certamente integrata nel check-out digitale.

Il consumatore vedrà aumentare la voce “spese di spedizione” o troverà una nuova voce “costi di gestione”. Un aspetto critico riguarda gli ordini multipli. Se un utente acquista tre oggetti da 10 euro e la piattaforma decide di spedirli in tre pacchetti separati (pratica comune per ottimizzare la logistica dai magazzini dislocati), il rincaro totale potrebbe arrivare a 6 euro, incidendo pesantemente sul costo finale di beni a basso valore unitario.

Le reazioni del mercato

Confcommercio e le associazioni del retail fisico hanno accolto con favore l’iniziativa, chiedendo da tempo “stesso mercato, stesse regole” per frenare l’emorragia di vendite verso i player asiatici. Sul fronte opposto, le associazioni dell’e-commerce (Netcomm) e della logistica esprimono forte preoccupazione. Sottolineano come la tassa doganale pacchi sotto i 150 euro, se applicata indistintamente, diventerà una tassa sui consumi delle famiglie italiane, deprimendo la domanda interna proprio in una fase di rallentamento economico.

Redazione

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2 Comments Lascia un commento

  1. gli unici beneficiari di quesa misura brainstorming i negozi dei cinesi e ACTION che sta aprendo un negozio al giorno , ai commercianti italiani non ritornerà nulla né tantomeno a corrieri e poste italiane statali che dimezzeranno il fatturato sui pacchi ! complimenti ! sempre sul pezzo !

  2. Incredibile che un governo che si dichiara liberale si perda in queste piccolezze,tassa sui pacchi aumento accise sulle sigarette,cose che non colpiscono certo chi ha molti soldi che non acquista prodotti cinesi pensavo avessero idee, molto migliori,certo per la guerra i soldi si trovano sempre e gli italiani pagano,oppure per il ponte sullo stretto partenza del costo 13 miliardi e alla fine cosa dovremo pagare ,visto che paghiamo tutta la sanita a nostre spese e altro.Deluso molto deluso di averli votati me ne guarderò bene in futuro.

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