Secondo i dati diffusi dall’ISTAT il 7 gennaio 2026, aumenta sia il reddito disponibile che il potere d’acquisto in Italia. Tuttavia, i consumi restano quasi immobili (+0,3%), mentre la propensione al risparmio sale all’11,4%. Il calo della pressione fiscale, scesa al 40%, non è bastato a sbloccare la spesa interna. C’è, di fatto, uno scostamento tra la capacità di spesa teorica e le scelte di spesa delle famiglie italiane.
Potere d’acquisto e reddito: cosa dicono i dati ISTAT
L’aumento del reddito disponibile delle famiglie, pari al +2%, è stato favorito dalla stabilità dei prezzi al consumo registrata a metà anno (nel secondo trimestre 2025). Questa combinazione ha generato, di conseguenza, un incremento del potere d’acquisto reale dell’1,8%.
Si tratta di una disponibilità economica aggiuntiva, che tuttavia non è confluita nel mercato interno. I consumi infatti hanno registrato solo una variazione dello 0,3%, poiché la differenza tra le maggiori entrate e la stabilità delle spese è stata integralmente assorbita dal risparmio. La quota di reddito accantonata dalle famiglie è salita all’11,4%, con un incremento di 1,5 punti percentuali nel terzo trimestre del 2025 rispetto al trimestre precedente.
L’impatto economico
Quella fotografata dall’ISTAT è, di fatto, una fase di accumulo di liquidità. L’aumento della propensione al risparmio in presenza di redditi crescenti segnala spesso un atteggiamento precauzionale. I nuclei familiari scelgono di ricostituire le proprie riserve finanziarie anziché aumentare il volume degli acquisti.
Non a caso, la quota di profitto delle imprese è scesa al 42,3% nel terzo trimestre 2025, subendo una flessione di 0,4 punti percentuali rispetto ai tre mesi precedenti. E anche il tasso di investimento ha mostrato segnali di rallentamento, fermandosi al 20,4% (-0,5% rispetto al trimestre precedente). Tale fenomeno spiega perché, nonostante il miglioramento del potere d’acquisto, l’impatto sulla domanda interna rimanga, al momento, molto contenuto.
