Si è concluso il Consiglio europeo a Bruxelles, al quale hanno partecipato i capi di governo dei Ventisette, inclusa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Al vertice sono state prese decisioni sugli asset russi e il patto Mercosur. L’Unione europea ha trovato inoltre l’accordo per un prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina, garantendo il finanziamento per i prossimi due anni.
Il bilancio 2028-2034
Sul tavolo del vertice il contributo dell’Italia al quadro finanziario pluriennale (MFF), ovvero il bilancio a lungo termine dell’Unione europea per il periodo 2028-2034, che stabilisce quanti soldi ogni Stato deve versare a Bruxelles e, soprattutto, come verranno redistribuiti tra i vari Paesi. Il governo si oppone a qualsiasi richiesta di aumentare il contributo finanziario nazionale se questo non garantisce un ritorno certo e proporzionato per il Paese.
L’Italia chiede inoltre che la gestione di questi fondi resti flessibile. Se il bilancio UE dovesse spostare troppo l’attenzione su settori in cui si concentrano le innovazioni, come l’industria bellica o l’intelligenza artificiale, c’è il rischio di sguarnire i capitoli di spesa tradizionali che sostengono la piccola impresa locale e il welfare territoriale
Richieste per imprese e partite IVA
Uno dei temi più caldi che Giorgia Meloni ha affrontato a Bruxelles riguarda la competitività e la sopravvivenza delle imprese italiane. Il governo desidera che l’Europa controlli con maggiore attenzione chi investe nei settori strategici per l’Italia, ovvero in intelligenza artificiale, semiconduttori e materie prime rare. Un punto del negoziato riguarda poi la revisione delle norme europee sulla sostenibilità, note come standard ESG, che obbligano le imprese a report non solo sui propri conti economici, ma anche sull’impatto che hanno sull’ambiente e sulla società.
L’obiettivo del governo italiano è evitare che queste norme si trasformino in burocrazia extra per le aziende che non hanno le risorse per gestirla. Per questo la proposta punta a esentare le piccole e medie imprese, concentrando l’obbligo solo sui giganti industriali. Per rendere i controlli efficaci senza bloccare l’economia, sono state individuate due soglie precise: l’obbligo solo per le aziende con oltre 1.000 dipendenti; i report obbligatori solo per chi supera i 450 milioni di euro di fatturato annuo.
Le richieste per autonomi e forfettari
Seguendo questo filone, al vertice Meloni ha chiesto anche la riduzione degli oneri amministrativi per i lavoratori autonomi e le micro-imprese. Il governo italiano spinge infatti per l’adozione del pacchetto Omnibus sulla semplificazione, che punta a eliminare il 25% dei documenti e dei registri che oggi le imprese sono obbligate a compilare, riducendo gli obblighi di rendicontazione, soprattutto quella non finanziaria (ESG), che oggi gravano indirettamente anche sui professionisti inseriti nelle filiere produttive.
Mentre per chi opera con regime forfettario o in contabilità semplificata, la delegazione italiana vuole evitare che i tagli al bilancio UE colpiscano proprio quegli incentivi che permettono a una piccola partita IVA di godere dei trattamenti agevolati e delle semplificazioni oggi attive.
La posizione sul Mercosur, accordo rinviato
L’accordo commerciale tra UE e i Paesi del Sud America (Mercosur) è stato rinviato e non sarà firmato prima di gennaio. L’intesa, in negoziazione da 25 anni e riguardante un mercato di 780 milioni di persone, è stata bloccata dal veto posto dall’Italia e dalla Francia, che hanno chiesto l’inserimento di clausole di salvaguardia a tutela degli agricoltori europei. La decisione è stata accolta con favore dalle proteste degli agricoltori che, anche durante il vertice, hanno manifestato a Bruxelles.
Il timore, infatti, è che gli standard richiesti dall’UE a tutela di salute e ambiente – nell’ambito della produzione agricola – non siano adottati anche dai Paesi extra UE e che si crei una situazione di sleale concorrenza. Altro tema spinoso è il futuro della politica agricola comune (PAC). La Commissione UE vuole accorpare i fondi PAC a quelli del fondo coesione, creando un unico fondo nazionale di partenariato. Ma l’Italia si oppone a questo cambiamento, che potrebbe far scendere del 20% la dotazione complessiva (da 380 a circa 300 miliardi di euro), con conseguenze negative dirette sul comparto.
Guerra in Ucraina e asset russi: prestito da 90 miliardi senza sequestro
Meloni ha confermato il suo “no” all’invio di truppe in Ucraina, come invece richiesto dalla Polonia. Sul fronte dei finanziamenti, l’Unione Europea ha trovato l’accordo per un prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina, garantendo il finanziamento per i prossimi due anni.
L’accordo raggiunto esclude l’utilizzo degli asset russi congelati (circa 210 miliardi di euro della Banca centrale russa), accogliendo la linea di cautela promossa dall’Italia. La premier Meloni ha commentato il risultato affermando che “ha prevalso il buon senso”, evitando così il rischio di ritorsioni legali da parte di Mosca, come il sequestro dei beni delle aziende europee (incluse le 300 italiane) ancora attive in Russia. Resta sul tavolo la discussione sull’uso degli interessi generati da tali asset (circa 3 miliardi l’anno).
Immigrazione, Meloni: “Modello Albania e norme UE per contrastare magistratura politicizzata”
A proposito del contrasto all’immigrazione irregolare, il Consiglio europeo ha adottato conclusioni che accelerano sulla cooperazione con i Paesi terzi “sicuri” e sui rimpatri veloci. In questo contesto, Giorgia Meloni ha ribadito il suo sostegno al “modello Albania” in un intervento alla Camera prima del vertice: “sono convinta che ci aiuterà concretamente a ridurre ulteriormente i flussi irregolari e a esercitare quella deterrenza necessaria all’interno di una politica multidimensionale di contrasto alla tratta di esseri umani. Piaccia o no alla sinistra di ogni ordine e grado”.
Poi è passata ad attaccare di nuovo la magistratura italiana. “Un quadro giuridico europeo più solido ci consentirà di mettere a riparo iniziative nazionali di grande importanza, come i centri in Albania, da pronunce ideologiche di una certa magistratura politicizzata che ne hanno bloccato l’attuazione, ostacolando l’azione di contrasto, da parte del Governo, all’immigrazione illegale di massa. La normativa italiana è stata disapplicata interpretando in modo forzato quella europea. Ebbene, stiamo risolvendo, intervenendo direttamente sulla normativa europea”, ha dichiarato.
