Controlli Superbonus, stretta sui condomìni: chi rischia la restituzione totale

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Scattano nuovi controlli sul Superbonus, in particolare per i condomìni che hanno usufruito della maxi-detrazione al 110%. Le verifiche riguardano sia i cantieri ancora in corso sia i lavori già completati. In caso di irregolarità, i beneficiari, compresi i singoli proprietari, rischiano di perdere l’agevolazione fiscale, restituire integralmente quanto già ricevuto e pagare pensati sanzioni.

Controlli superbonus condomìni, quando si deve restituire tutto

La responsabilità finale e l’onere di provare la correttezza della detrazione ricade sul contribuente che ha usufruito dell’agevolazione. Se l’irregolarità viene accertata, il fisco si rivolge unicamente al beneficiario, non all’impresa o al tecnico. Nonostante l’affidamento a professionisti terzi, la normativa non esonera quindi i proprietari dall’obbligo di restituire il beneficio indebitamente fruito.

I controlli partiranno dai condomìni con lavori incompleti e gli accertamenti daranno priorità alle grandi difformità. Secondo le stime di ENEA, si tratta di circa il 5% di cantieri non conclusi su 140 mila avviati. In caso di accertamento negativo, è previsto il recupero del credito d’imposta (ovvero la restituzione integrale del credito utilizzato senza possibilità di rateizzare) e l’applicazione di una sanzione pari al 25% dell’importo, insieme al pagamento degli interessi legali sulle somme.

Come si svolgono i controlli

I controlli si concentrano sulla documentazione e sul rispetto dei requisiti tecnici di accesso al 110%. Le verifiche dell’Agenzia delle Entrate (AdE) riguardano soprattutto la correttezza della cessione del credito e la congruenza delle fatture. L’ENEA, invece, verifica la sostanza dei lavori e la qualità tecnica, con controlli in loco, comunicando l’avvio del procedimento all’amministratore di condominio e ai tecnici asseveratori.

Gli elementi più frequenti che possono portare alla perdita del superbonus sono un miglioramento delle classi energetiche non verificate, dichiarazioni e autorizzazioni non corrispondenti allo stato reale dei lavori, ma anche computi metrici con costi gonfiati e irregolarità urbanistiche (abusi edilizi) non sanate presenti sull’immobile. A questi si aggiungono i lavori incompiuti, le difformità tra l’avanzamento dichiarato (SAL) e l’effettivo stato del cantiere e e il mancato rispetto dei massimali di spesa previsti.

Per quanto riguarda le tempistiche, i margini per l’accertamento sono ampi. Un credito può essere contestato fino al 31 dicembre 2026, anche se utilizzato – ad esempio – nel 2021. Inoltre, in caso di accertate frodi o omissioni, i termini si estendono ulteriormente. La documentazione in ordine, verificata da professionisti competenti, rimane l’unico scudo efficace in ottica difensiva.

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