Conguaglio IRPEF di fine anno, come i datori di lavoro devono gestire la busta paga di dicembre 2025

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Anche quest’anno i datori di lavoro dovranno procedere con le operazioni di conguaglio fiscale per conto dei propri dipendenti e collaboratori. Si tratta cioè di rivelare l’effettivo reddito annuo percepito da questi lavoratori, calcolare le relative imposte e confrontarle con quelle pagate, per vedere se quanto già versato coincide effettivamente con quanto dovuto. La verifica potrebbe portare a rimborsi o trattenute in busta paga, per esempio perché le aliquote IRPEF 2025 non sono state applicate correttamente.

Chi sono i soggetti interessati dal conguaglio di dicembre 2025

Il conguaglio riguarda la totalità dei lavoratori dipendenti e dei collaboratori coordinati e continuativi che hanno percepito redditi nel corso del 2025. Il datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, non è il diretto interessato, ma agisce come intermediario, verificando che le imposte calcolate, mese dopo mese, siano corrette rispetto al reddito complessivo maturato dal 1° gennaio al 31 dicembre.

Cosa cambia per le aliquote IRPEF 2025

Nel 2025, con l’entrata in vigore della nuova IRPEF, i redditi fino a 28.000 euro vengono tassati con l’aliquota del 23%, quelli compresi tra 28.001 e 50.000 euro con aliquota al 35%, mentre per i redditi che superano i 50.000 euro è prevista l’aliquota del 43%. A queste tre nuove fasce reddituali si affianca la cosiddetta “no tax area“, che è la soglia di reddito esente da IRPEF, innalzata a 8.500 euro nel 2025. Chi nel corso dell’anno ha percepito un reddito complessivo inferiore a questa soglia, quindi, non è tenuto a versare l’imposta sul reddito delle persone fisiche.

Il conguaglio serve a verificare proprio che tutti questi limiti siano stati rispettati. Se dalle verifiche di fine anno emerge il contrario, allora il datore di lavoro è tenuto a intervenire. In caso di imposte versate in eccesso, dovrà riconoscere al lavoratore un rimborso. Al contrario, se risulta che è stata trattenuta un’IRPEF inferiore a quella dovuta, sarà necessario recuperarla. Sia gli importi a credito che a debito vengono riconosciuti o trattenuti direttamente in busta paga.

Quali scadenze devono rispettare i datori di lavoro?

Sebbene il conguaglio avvenga solitamente con l’ultima retribuzione dell’anno, la normativa consente una finestra temporale leggermente più ampia per gestire la complessità dei calcoli. Nel dettaglio, il 12 gennaio 2026 è il termine ultimo per il lavoratore per comunicare al datore redditi diversi. Il 28 febbraio 2026 è invece la data entro cui il sostituto d’imposta può effettuare operazioni di conguaglio tardivo senza sanzioni.

In caso di “incapienza”, ovvero quando il debito fiscale è superiore allo stipendio di dicembre, il lavoratore può chiedere di versare la differenza entro il 15 gennaio o di rateizzare l’importo, subendo però l’applicazione degli interessi dello 0,50% mensile.

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