Accertamenti fiscali “allucinati”, l’Agenzia delle Entrate vieta l’uso dell’AI

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Gli avvisi di accertamento fiscale non possono essere redatti dall’intelligenza artificiale e l’analisi deve essere reale e verificata. A metterlo nero su bianco è l’Agenzia delle Entrate in una nota, pubblicata il 17 dicembre 2025 e indirizzata a tutti gli uffici territoriali. La risposta arriva dopo diverse segnalazioni di accertamenti “allucinati” che contenevano persino citazioni di norme inesistenti.

Accertamenti con intelligenza artificiale: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Alcuni uffici locali dell’Agenzia delle Entrate avrebbero utilizzato software IA per scrivere gli atti di accertamento da inviare poi ai contribuenti. Questo è quello che ha denunciato UNCAT, parlando di atti e documenti inviato a liberi professioni, imprenditori e partite IVA contenenti norme inesistenti o motivazioni prive di logica giuridica. Di cui è stato chiesto l’annullamento immediato.

Sulla base di queste segnalazioni, anche se con riserva di verifica su quanto successo, l’amministrazione fiscale centrale, ha pubblicato sul proprio sito un comunicato ufficiale, con il quale ha confermato che l’intervento umano non è sostituibile per questi atti. Nello stesso, ha anche vietato categoricamente ai propri dipendenti di delegare a chatbot o algoritmi la stesura delle motivazioni che giustificano le tasse richieste. Ogni recupero d’imposta deve infatti basarsi su un’analisi reale e verificata, garantendo che la tecnologia resti un supporto.

Cosa possono fare imprese e partite IVA

Se il contribuente riceve un atto che presenta chiari pattern IA può segnalarlo all’Agenzia delle Entrate (che ha promesso una mappatura dei casi critici). Lo stesso può essere impugnato entro 60 giorni dalla ricezione, presentando ricorso alla Corte di Giustizia tributaria. Il diritto che può far valere in questo caso è quello stabilito dall’articolo 14 della legge 132/2025, la norma che impone l’intervento umano nel processo decisionale pubblico.

Il regolamento di policy interna delle PA, emanato il 23 ottobre scorso, prevede che l’IA possa essere utilizzata esclusivamente per l’analisi dei dati e lo screening dei profili di rischio, mai per la scrittura finale del provvedimento. In questo modo si vogliono prevenire errori grossolani, che finirebbero per intasare i tribunali con ricorsi facilmente vincibili dai contribuenti.

Redazione

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